Inquinamento e coronavirus: un legame molto sospetto

Il sospetto che ci sia uno stretto legame tra inquinamento e coronavirus diventa sempre più forte nella comunità scientifica. Di certo non può essere un caso che il Covid-19 abbia colpito più duramente proprio in una delle regioni più inquinate della Cina. Qui in Italia, non a caso, il virus ha trovato terreno fertile proprio nella Pianura Padana, dove i livelli di particolato salgono spesso oltre la soglia di pericolo.

Vediamo insieme cos’hanno scoperto gli scienziati in proposito, ma soprattutto cerchiamo di capire come si è arrivati alla pandemia di Covid-19.

Dove c’è inquinamento, il coronavirus è più aggressivo

Il legame tra inquinamento e coronavirus è oggetto di studio da parte di scienziati, medici e ricercatori. Da una ricerca del prof. Leonardo Setti dell’Università di Bologna, è emerso che il Covid-19 si propaga più rapidamente nella aree dove ci sono elevate concentrazioni di particolato fine.

Questo studio ha messo in luce che il particolato fine è ed è stato un potente vettore per il virus, trasportato anche per lunghe distanze sulla superficie delle particelle di PM10. Non deve stupire allora che il numero di ricoveri per Covid 19 sia stato particolarmente elevato proprio in quei centri abitati dove le centraline hanno registrato il superamento delle soglie limite di particolato PM10.

Ma c’è di più, infatti in queste aree non solo il coronavirus si diffonde più velocemente, ma è anche più letale. La cattiva qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno ci rende quindi più fragili di fronte all’attacco del nuovo coronavirus.

Questa forte connessione tra inquinamento e coronavirus è stata già scientificamente provata in Cina, ma ci sono ottime ragioni per pensare che anche in Italia i due fattori siano fortemente legati.

Adesso proviamo a fare un passo indietro e andiamo ad analizzare le cause del Covid-19 e della sua diffusione nel mondo.  

origine coronavirus
Credit: WWF Italia

Le origini del Covid-19 e il passaggio di specie

Il Covid-19 è uno dei tanti coronavirus presenti nelle specie animali e nel caso specifico il virus è maturato in una particolare specie di pipistrello che vive nella regione cinese di Yunnan. Non si conosce esattamente il percorso evolutivo del virus, ma ad un certo punto è accaduto quello che gli scienziati chiamano spillover, ossia il salto di specie dall’animale all’uomo.

Nei mercati cittadini cinesi, come in quello di Wuhan, il commercio di animali selvatici vivi è una consuetudine consolidata e la loro macellazione avviene lì stesso. Si tratta senza dubbio delle condizioni ideali per il passaggio di specie dall’animale all’uomo.

Molte specie selvatiche convivono senza problemi coi virus di questo tipo e non ci sarebbe alcun pericolo per l’uomo che questi animali vivessero indisturbati nel loro habitat. Purtroppo questo non avviene, perché l’habitat naturale di moltissimi animali viene distrutto e depredato e gli animali venduti e uccisi per la loro carne.

L’uomo non tutela la biodiversità e la Terra adesso ci sta presentando il conto.

La deforestazione e le sfruttamento massivo delle risorse naturali hanno delle ripercussioni sempre più dirette sulla nostra vita. Per fortuna non siamo ancora arrivati al punto di non ritorno e se lavoriamo insieme, possiamo dare vita a foreste che ci danno ossigeno e preservano il benessere nostro e del pianeta.

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